Autore Topic: superamento della sperimentazione animale  (Letto 876 volte)


vani

  • Newbie
  • *
  • Post: 47
  • Karma: +0/-0
    • Mostra profilo
Re:superamento della sperimentazione animale
« Risposta #1 il: Febbraio 08, 2014, 23:26:08 pm »
in difesa dei diritti degli animali , parliamone  e informiamoci

LAV : Lega Anti vivisezione

La LAV è nata nel 1977.

Da allora, ogni giorno, ci battiamo per l'affermazione dei diritti animali e la lotta a qualsiasi forma di specismo e di sfruttamento animale.

Vogliamo un mondo senza violenza sugli esseri viventi e sull'ecosistema, un mondo che rispetti la natura e tutti i suoi abitanti: un mondo dove ognuno di noi, umano e non, si senta davvero “a casa”.

Per questo

    promuoviamo leggi a favore degli animali, attraverso una pressione e un dialogo costanti con le Istituzioni, e controlliamo la loro applicazione attraverso denunce e processi
    portiamo avanti campagne di sensibilizzazione e di informazione verso i cittadini
    sviluppiamo progetti didattico-educativi rivolti ai ragazzi e alle scuole
    abbiamo sviluppato una rete di rapporti e collaborazioni consolidate, con le Istituzioni  e con altre associazioni, che ci permettono di contribuire davvero a rendere questa terra un posto migliore per tutti gli animali

Siamo presenti in tutta Italia con numerosi sedi locali e punti di riferimento: con i nostri soci e i nostri volontari difendiamo in tutto il Paese, da più di trent’anni, la dignità di chi non ha voce.




La vivisezione in Italia regione per regione

http://www.lav.it/news/la-vivisezione-in-italia-regione-per-regione

    609 i laboratori con animali.

    In aumento il numero di sperimentazioni in deroga, soprattutto senza anestesia.

    2.603.671 gli animali usati nei laboratori nazionali dal 2007 al 2009, per lo più in Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Toscana e Veneto.

Abbiamo messo sotto la nostra lente di ingrandimento (guarda l'infografica) i dati più recenti ottenuti, grazie ad una storica sentenza del TAR, dal Ministero della Salute, relativi al biennio 2008-2009, pubblicandoli nella nuova edizione del Dossier "La vivisezione in Italia regione per regione".

Tra il 2008 e il 2009 sono state effettuate ben 350 procedure senza anestesia con un numero indefinito di animali, esperimenti che hanno comportato intensi e prolungati livelli di dolore senza alcuna forma di lenizione, solo per citarne alcuni: fratture, incisioni, innesti, investigazioni sul cervello, studi psichiatrici, trapianti di organi, lesioni del midollo, stress acuto e stimolazioni cerebrali profonde con elettrodi.

La vivisezione non è un orrore del passato, ma un incubo che appartiene anche ai nostri giorni e riguarda tutti. La sperimentazione animale è un grave errore metodologico che continua a mietere centinaia di milioni di vittime animali e umane, perché nessuna specie vivente può essere modello sperimentale per le altre a causa delle enormi differenze genetiche, anatomiche, biologiche, metaboliche, psichiche, etologiche che le contraddistinguono.

Grazie all’articolo 13 della Legge di delegazione europea n.96 del 2013 finalmente l’Italia potrebbe essere protagonista di un’inversione di marcia per aprire le porte a tecniche innovative senza animali. Un'occasione preziosa che non deve essere assolutamente persa con l’emanazione del nuovo decreto legislativo!

La vivisezione non comporta solo la morte delle cavie coinvolte nei test, ma anche gravi effetti avversi per la nostra specie diventando la quarta causa di morte negli Stati Uniti. Solo l’8% dei farmaci passa la fase clinica sull’uomo, con un indice di insuccesso altissimo e un ingente spreco di risorse.

Un altro clamoroso esempio della non attendibilità del modello animale riguarda gli studi sulla diossina, una sostanza altamente tossica per l’uomo, al centro di gravissimi problemi ambientali e sanitari nel nostro Paese, e non solo nella cosiddetta Terra dei Fuochi: è interessante che i test su animali non siano comparabili per la nostra specie e abbiano permesso, per anni, di sottovalutare il problema contribuendo a inquinare il nostro Paese irrimediabilmente.

Tra specie geneticamente vicine (spesso topi e ratti vengono confusi) la dose mortale di diossina può variare di molto: circa 20mg/kg nel ratto, 200 nel topo e 5000 nel criceto! Pertanto, scegliendo opportunamente la specie animale, si potrà dimostrare un risultato o il suo contrario a seconda di quanto fa comodo al committente.

Gli studi di tossicità condotti su animali non possono essere considerati predittivi a causa delle significative differenze tra le specie rispetto a parametri farmacocinetici quali assorbimento, distribuzione, metabolismo, escrezione dei composti chimici o dei farmaci.

Già dal 1987, in un’udienza congressuale sull’argomento, eminenti tossicologi affermarono che l’LD50 (test sulla dose letale: riguarda la quantità di dose necessaria ad uccidere la metà della popolazione campione) non è una costante biologica. Questo genere di test offre alle grandi società la possibilità di difendersi in caso di danni alla salute causati dai loro prodotti, potendo sostenere di aver eseguito i dovuti esperimenti sugli animali ma senza alcuna certezza per noi umani.

La sperimentazione animale è un modello scientifico mai validato, che basa su enormi interessi economici le sue fondamenta e non su serie evidenze scientifiche.

Una ricerca algoritmica al computer di tutti gli articoli di ricerca di base pubblicati in sei delle principali riviste scientifiche (Nature, Cell, Science, Journal of Biological Chemistry, Journal of Clinical Investigation, Journal Experimental Medicine) dal 1979 al 1983 ha evidenziato come dei 25.190 articoli, 101 (0,4%) avessero qualche pretesa di potenziale applicazione agli umani, di cui 27 hanno portato a una prova clinica, solo 5 hanno passato i trial clinici e solamente 1 (0,004%) ha condotto allo sviluppo di una classe di farmaci clinicamente utili e questo unico, tra l’altro sviluppato senza uso di animali!

vani

  • Newbie
  • *
  • Post: 47
  • Karma: +0/-0
    • Mostra profilo
Re:superamento della sperimentazione animale
« Risposta #2 il: Febbraio 08, 2014, 23:33:44 pm »
La Nostra Salute contro le Lobbies del Farmaco

Come passare dall’industria della Malattia  all’industria della Salute


 

È una circostanza notevole, ma non sorprendente, che i libri più importanti sulla medicina degli ultimi quarant’anni sono stati scritti da non medici.
 I due che vengono prima alla mente sono fra loro contemporanei:
- Nemesi medica (1975-1976) del filosofo e sociologo Ivan Illich,

- Imperatrice nuda (1976). Hans Ruesch era un romanziere di successo, prima di esibire con quest’opera una vena di critico e polemista che fa pensare ai vertici del genere, come Voltaire.

In diversa maniera, i due libri sono capolavori di demistificazione della medicina moderna.

Il primo, anche perché orientato piuttosto su un’analisi di taglio socio-culturale ed etico che su una critica scientifica, era destinato a un maggior successo accademico, ma è il secondo che aveva una maggiore capacità di impatto politico immediato.

Illich concludeva il suo memorabile saggio con una diagnosi impietosa:

Il vero miracolo della medicina moderna è diabolico.
Consiste nel far sopravvivere non solo gli individui, ma intere popolazioni, a livelli disumanamente bassi di salute personale.

 

In un certo senso, il libro di Ruesch spiega come questo miracolo diabolico, continuamente rinnovato, è stato ed è possibile.
 Una delle chiavi risiede nella metodologia della ricerca medica attuale, che in larga misura investiga i segreti della salute e della malattia umane sperimentando, spesso in maniera crudele, su animali come topi, criceti, gatti, cani, maiali, scimmie ecc.: centinaia di milioni ogni anno.
Un programma di ricerca che si poteva prevedere fallimentare già in partenza (sulla base delle ben note differenze anatomiche, fisiologiche, immunologiche, etologiche ecc. tra le specie animali) è riuscito invece a diventare quello dominante nella moderna biomedicina.


Ciò che inquina la ricerca medica – oltre all’inerzia accademica, comune del resto a tutto il sapere istituzionale – è il condizionamento da parte di interessi non secondi a nessun altro per volume di affari e internazionalità.
Questa non è un’esagerazione.
 L’industria farmaceutica costituisce il più redditizio degli investimenti, e di gran lunga – più di banche, finanza, petrolio, editoria, bevande e quant’altro.
Un’industria che gode di una tale supremazia economica, e che di fatto influenza direttamente e pesantemente la politica delle cosiddette ‘democrazie occidentali’ (a cominciare dalle elezioni presidenziali negli Stati Uniti), non cambia facilmente la propria rotta, anche se è una rotta di collisione con gli interessi della collettività.
Così, per salvaguardare questa supremazia si corrompono e ricattano ricercatori e riviste, si nascondono per anni o decenni i dati scomodi, si prosegue con l’avvelenamento farmacologico di massa, e nel contempo si inebetisce l’opinione pubblica con una martellante propaganda sui benefici della ricerca biomedica, la quale è invece direttamente coinvolta in quell’avvelenamento. Con tutto ciò, non si deve credere che l’industria farmaceutica sia onnipotente.
 Nessun potere è onnipotente se i cittadini si mobilitano contro di esso in nome dei propri interessi vitali.
Ma a tale scopo occorre che siano consapevoli di chi sia il nemico e di come combatterlo.

La sperimentazione animale a scopo medico – la vivisezione – ha portato fuori strada la medicina in innumerevoli occasioni, con danni difficili da sopravvalutare.
Se è ancor oggi un elemento centrale nella valutazione di efficacia e tossicità dei farmaci e di altre sostanze chimiche, lo si deve alla sua estrema ‘flessibilità’, intesa come la capacità di ottenere i risultati più favorevoli ‘su ordinazione’, e di permettere allo stesso tempo un alleggerimento delle responsabilità dell’industria nei casi, fin troppo frequenti, di danni sulle persone (“Dai risultati ottenuti mediante i test sugli animali non era possibile prevedere l’effetto tossico...”).
 

Per rendersi conto dell’entità del problema, basterà riflettere sulla circostanza che la “reazione avversa da farmaco” (cioè l’avvelenamento dovuto a un farmaco correttamente prescritto) è negli Stati Uniti la quarta causa di morte.
E se questa posizione elevata nell’infelice graduatoria sorprende, basterà citare un caso recente, quello di un antiartritico della Merck, il Vioxx, commercializzato a partire dal 1999 e ritirato solo poche settimane fa.
Esso, da solo, ha provocato morti per un numero stimato attorno a 28.000 (ventottomila) – per intenderci, dieci volte il numero delle vittime degli attentati dell’11 settembre 2001 alle “Torri Gemelle” di New York.
Una guerra al ‘terrorismo farmaceutico’ sarebbe tanto giusta e, anzi, necessaria, quanto sono state illegittime e controproducenti quelle scatenate contro Afghanistan e Iraq.
Ma si può star certi che nessun presidente degli Stati Uniti la dichiarerà mai. Sono le stesse case farmaceutiche, in primo luogo, ad avergli permesso di occupare il suo posto.

Gli sfruttatori fondano la loro permanenza sulla capacità di controllare, con lusinghe, inganni e intimidazioni, il comportamento delle masse degli sfruttati. Questi potrebbero rovesciarli in qualsiasi momento, data l’evidente disparità numerica, ma ciò non avviene, perché gli sfruttati – il che nel caso della medicina vivisezionista significa tutti noi – non si rendono conto né della propria forza (se si organizzassero), né di chi li sfrutta e come.

(Tratto dalla prefazione ad Imperatrice Nuda a cura del prof. Marco Mamone Capria).

 

Herman Koeter, già direttore dell’EFSA (autorità europea per la salute alimentare) ha scritto: ‘Le nuove tecnologie generano una mole di conoscenza mai raggiunta né individuata. L’uso degli animali diverrà obsoleto in un futuro assai vicino’. Usare le prove su animali, disponendo oggi di metodi di valutazione di gran lunga più affidabili, significa sperperare immense risorse, causare sofferenze inutili e un ritardo irrecuperabile nella ricerca”.

 

In Italia sono commercializzati 22.000 farmaci, dei quali secondo l’Oms sono solo 350 da considerarsi necessari.
 Quali diverse applicazioni potrebbero avere il denaro impiegato nei test per la commercializzazione delle migliaia di farmaci non necessari?
Che proporzione aurea è applicata tra il denaro stanziato per la prevenzione delle malattie e le somme per la commercializzazione continua di sostanze per uso umano secondo una modalità non validabile scientificamente quale è la sperimentazione animale?

Domenica 23 febbraio 2014 siete tutti invitati all’incontro con il professor Marco Mamone Capria, epistemologo dell’Università di Perugia ed il medico veterinario Enrico Moriconi per domande e risposte sui temi: salute pubblica, sicurezza dei farmaci, il mito del benessere animale e della sua strumentalizzazione, per capire come funzionerà  la salute pubblica senza uso del modello animale.

vani

  • Newbie
  • *
  • Post: 47
  • Karma: +0/-0
    • Mostra profilo
Re:superamento della sperimentazione animale
« Risposta #3 il: Febbraio 23, 2014, 12:08:12 pm »
ecco altre informazioni in merito alla sperimentazione animale-vivisezione-
e all' evento del 23 febbraio a Milano " La Nostra Salute contro le Lobbies del Farmaco Come passare dall'industria della Malattia all'industria della Salute"

da Valentina Centoze, gruppo di lavoro sanità M5S regione Lombardia



Ciao Vanila,

mi piacerebbe molto che i medici attivisti  venissero a sentire questo incontro,
dove ci sarà ampio spazio per interventi, domande e dibattito.

L'indirizzo della sala è via Ca' Granda 19, Milano, inizio previsto per le ore15.

In breve, per farti capire come stanno le cose: dato che la sperimentazione animale non serve a un bel nulla,
l'unica cosa che cambierebbe nell'ambito della sanità sarebbe una maggior presa di coscienza e responsabilità
del fatto che qualunque farmaco venga somministrato ad un essere umano, non ha in realtà alcun margine di
sicurezza ne' sulla sua possibile tossicità per la persona che lo sta prendendo, ne' sugli effetti che questo potrà avere
sulla cura del problema per cui è stato prescritto.

I farmaci cominciano ad essere "prevedibili" solo dopo anni di test diretti sui pazienti ignari (io, tu, chiunque assuma un nuovo farmaco).
Non a caso, se fai caso ai bugiardini allegati ai vari farmaci, fra i vari "effetti indesiderati", sono molto spesso citati effetti opposti a
quelli ricercati dal farmaco stesso. Ciò vuol dire che assumendo quel farmaco potresti ottenere la cura che cerchi, o l'effetto esattamente opposto.

Infatti quanti farmaci vengono ritirati dal mercato dopo anni di presenza sul mercato?

Per darti qualche dato in merito: secondo la Food & Drug Administration, il 92% delle sostanze che passano i test su animali non passano quelli su umani. Ciò significa che la sperimentazione animale è affidabile nell' 8% dei casi !!
Non è dato sapere quante delle sostanze escluse durante la sperimentazione animale avrebbero potuto essere preziose per l'uomo..

Inoltre , il 51% dei farmaci commercializzati presenta gravi reazioni avverse che non si erano riscontrate in precedenza, il che farebbe aumentare il numero dei fallimenti dovuti alla sperimentazione animale al 96-98%.
Cioè, può essere utile nel 2-4 % dei casi. Tirare  una monetina avrebbe maggiore valore!!

Un farmaco appena immesso sul mercato, è quindi sempre e comunque un punto interrogativo.
Così come, lo ribadisco perchè a mio avviso è un aspetto fondamentale, rimane il dubbio di aver eliminato proprio a causa
della fase di sperimentazione animale, le possibili risposte a patologie che ancora attendono una cura.

Basti dire che la penicillina non avrebbe mai visto la luce se Fleming avesse utilizzato per i test di tossicità le cavie da laboratorio
invece dei topi, perchè per le prime la penicillina è tossica, per i secondi no.

E come si può sapere a priori quale animale sia "più simile all'uomo" per un nuovo principio attivo?
Semplicemente non si può.

Del resto anche la logica aiuta: se la comunità scientifica internazionale riconosce come NON valido sperimentare su uomini se questi vivono in condizioni artificiali (come può essere un carcere), non si capisce come possa ritenere affidabile sperimentare su animali che oltre ad essere ugualmente "detenuti", appartengono oltretutto a specie animali differenti, spesso non soggette alle patologie oggetto di ricerca, e che vengono loro ricreate artificialmente.

Non so se ti è mai capitato di vedere le immagini dei primati usati da cavie che si strappano la pelle per lo stress..
Al dilà della questione etica, è piuttosto ovvio che qualunque individuo, animale o umano che sia, in quelle condizioni non può essere un campione affidabile!

E le conseguenze del basare la sperimentazione su campioni animali, le pagano gli umani: la morte da farmaco è una delle prime cause
di morte nel mondo "sviluppato".

Il solo Refecoxib, farmaco utilizzato per la'artrosi e l'artrite reumatoide,Ritirato nel settembre 2004, si stima che dal 1999 al 2004 abbia causato 160.000 decessi per ictus e infarti.

Tutte queste statistiche non tengono conto degli altri "effettucci collaterali", come nei casi di Farmaci molto specifici come quelli a base di tamoxifene, antitumorali che aiutano a combattere il cancro alla mammella, ma provocano quello all’utero. Oppure farmaci di uso molto comune, come gli antinfiammatori non steroidei (cioè non cortisonici), che presentano come controindicazioni ulcera e altri problemi gastrointestinali.

E ancora, le conseguenze come sterilità e danni al sistema nervoso, cominciano ad emergere oggi, dopo decenni di intossicazione collettiva: gli antistaminici ad esempio sembrano essere causa frequente di alterazione dello stato d'animo (depressione, apatia, annebbiamento).

Dunque, perchè ci si ostina a sperimentare sugli animali?
Molto semplice: perchè è diventata un'industria miliardaria:
Le case farmaceutiche la utilizzano come "rassicurazione" per poter commercializzare e gestire i farmaci come prodotti di massa.
Gli effetti collaterali del resto,rappresentano per loro nuove possibilità di vendita.
Inoltre centinaia di università e laboratori di ricerca vivono  di finanziamenti in minima parte pubblici, ma soprattutto provenienti dalle case farmaceutiche, e mantengono altrettanti allevamenti di animali da laboratorio, aziende che producono costosissima attrezzatura specifica per la vivisezione.

Normalmente la domanda che si pone a questo punto è:ma che alternative abbiamo alla sperimentazione animale?

Al dilà del fatto che un metodo sbagliato va abbandonato in quanto non rappresenta un'opzione valida (ribadisco, tirare una monetina darebbe più certezze), esistono le cosiddette metodologie alternative basate sulla statistica, su modelli meccanici o su tessuti umani coltivati in vitro, o ancora su organi umani donati post mortem.
Se inoltre tutti i laboratori di ricerca e le case farmaceutiche condividessero i loro dati,sarebbe possibile una migliore osservazione epidemiologica..

Tutto questo, associato ad una politica sanitaria incentrata su prevenzione e  mantenimento della salute, costituirebbe un'alternativa davvero utile alle persone.

E qui mi fermo, altrimenti ti faccio calare la palpebra ;-)

Spero di essere quantomeno riuscita a darti un'idea di quanto si parlerà il 23.
Spero di vederti lì e di conoscerti personalmente!

Vale

vani

  • Newbie
  • *
  • Post: 47
  • Karma: +0/-0
    • Mostra profilo
Re:superamento della sperimentazione animale
« Risposta #4 il: Febbraio 23, 2014, 13:24:14 pm »
vi consiglio la lettura di questo autore

VIVISEZIONE : UN   PO'   DI   CHIAREZZA   SUL   DIBATTITO   IN    CORSO
di Marco  Mamone  Capria


ecco il testo completo con i riferimenti bibliografici e le note

http://gallineinfabula.wordpress.com/2014/01/22/vivisezione-un-po-di-chiarezza-sul-dibattito-in-corso/

comincio con la sola introduzione perchè il testo è molto lungo

Introduzione

Il dibattito tra chi ritiene la sperimentazione invasiva su animali vivi (o vivisezione) una metodica eticamente legittima e scientificamente produttiva, e chi invece ritiene che sia vero il contrario, è in corso da un paio di secoli (almeno), ma è recentemente riemerso, soprattutto in seguito all’iniziativa europea Stop Vivisection, che si è conclusa trionfalmente: il milione di firme necessarie in tutta l’Unione Europea è stato infatti superato di un terzo, e in particolare in Italia si è superato ampiamente il mezzo milione richiesto.1

Forse proprio per questo abbiamo assistito a un fatto nuovo: nel dibattito sono intervenuti, nell’ultimo anno, anche alcuni sostenitori o praticanti della vivisezione (vivisezionisti o vivisettori, rispettivamente), che di solito avevano – gli uni e gli altri – evitato il più possibile di entrare in una discussione aperta con i negatori del valore etico e/o scientifico della vivisezione (o antivivisezionisti).2 Beninteso, interventi nei forum di giornali o di associazioni animaliste da parte di vivisezionisti c’erano stati anche prima, ma è difficile annettere un particolare valore, anche solo statistico, ai pareri non firmati di tanti (o pochi, data la possibilità di moltiplicare i propri “nomi d’arte”) che, quando non siano meri agenti di disturbo (“troll”, come si dice nel gergo di internet), sono ancora allo stadio di non aver capito la differenza tra una discussione e una rissa (in questo i “talk show” televisivi hanno svolto un’insostituibile funzione diseducativa).

Per chi conosce la storia di questo dibattito ciò che più colpisce è che i vivisezionisti continuano imperterriti a ripetere errori di logica o di fatto che sono già stati confutati decine di volte. Personalmente ritengo che i principali vivisezionisti sappiano per esperienza che certi errori hanno una notevole efficacia retorica, e quindi li ripetono anche se in fondo capiscono che non reggono.

In questo articolo tratterò di alcuni errori, collegati a 5 argomenti principali, che mi sembrano particolarmente ricorrenti nei testi vivisezionisti; alcuni sono stati recentemente rilanciati dalle dichiarazioni provocatorie di una ragazza gravemente malata.3

Lo scopo dell’articolo è fornire materiali e riferimenti in modo da contrastare l’infantilizzazione e la disinformazione dell’opinione pubblica in cui si è impegnato, con rinnovata intensità, il fronte vivisezionista, a tutti i livelli. Come al solito, ho cercato di dare riferimenti sufficienti perché ognuno possa verificare per conto proprio quanto dico e possa approfondire le tematiche qui solo accennate. Questo articolo integra quanto da me già pubblicato in materia, e a cui rinvio per vari approfondimenti.4 Ho fatto in modo che le diverse sezioni siano il più possibile comprensibili anche a una lettura separata; i corsivi in tutte le citazioni sono miei.