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RIFLESSIONI DELL’ATTIVISTA FRANCO

Da tempo mi interrogo sul significato dello slogan “uno vale uno”.

La prima considerazione è di ordine negativo. Forse per la mia storia, forse per la storia in generale, quella dell’uomo. O forse e più facilmente perché oggi, alla luce dell’esperienza, mi è capitato di verificare che lo slogan “uno vale uno” può essere usato come cavallo di Troia per giustificare ogni scelta o come alibi per qualsiasi comportamento. Perciò nella necessità di regolamentazione espressa da molti non vedo altra strada che quella di regole semplici e logiche. Capire come muoversi tutti insieme è indispensabile per continuare a costruire un percorso condiviso.

Qualcuno sente forte il bisogno di coesione e, per la paura di perderla, propone sanzioni a chi non rispetta le regole, qualcuno altro preferisce altre strade. Ma per quanto mi riguarda, e qui sono in totale accordo con coloro che richiedono delle linee di confine, l’unica strada per essere coesi è muoversi con logiche di gruppo, che al loro interno comprendono regole scritte e non scritte.

Si presuppone sempre che ci sia una maturità acquisita da parte delle persone. La patente che viene data in modo automatico a chi si presenta affermando la volontà di  impegnarsi politicamente fa dimenticare, soprattutto nei movimenti a “forte carattere spontaneo”, che è necessario valutare il reale valore della persona. Valore che si misura con il tempo. Ma se la persona non ha spirito collaborativo, una buona dose di autocritica e umiltà, esplode presto il conflitto. E’ necessaria questa presa di coscienza: mettiamo pure che “uno valga uno” in termini assoluti e in tutti i campi, ma permettemi anche di affermare che “uno da solo vale nessuno”. Altrimenti l’idea di  forza associativa non avrebbe senso. Quindi “uno vale uno” va interpretato come insegna il dettato illuminista “il valore dell’individuo”, cioè la sua dignità, libertà, diritto all’uguaglianza.

Capisco che qualcuno del gruppo fondatore  del M5S di Bergamo possa avere l’esigenza di mettere un po’ di regole a un  “movimento bambino” o a “bambini dentro un movimento”. Dico “bambini” in termini molto semplicistici ma assolutamente rispettosi della persona, per descrivere coloro che sono refrattari o ancora non sono riusciti a capire quanto siano importanti le regole.

Il problema nasce dalla necessità di regolamentare le persone i cui comportamenti rendono difficile la possibilità di “fare gruppo”. E nasce anche il bisogno di capire quali modalità servono per rendere praticabili e praticate queste regole scritte e non scritte. Poiché le regole scritte ci sono già, si tratterà semplicemente di renderle note anche a chi è entrato recentemente nel Movimento e di ricordarle a chi le ha dimenticate. Per la mia esperienza, quando sono state rese note e spiegate correttamente, non ho trovato opposizioni ad applicarle. Perciò mi sono a lungo interrogato sul come pubblicizzarle visto che per la maggior parte degli ultimi arrivati aveva questa carenza informativa. E mi sono impegnato per rendere attive le regole scritte all’interno dei gruppi di lavoro. In questo sono stato intransigente. Non ho accettato di lavorare in gruppi in cui non ci fosse questo spirito di coesione reso possibile anche dal rispetto di regole condivise.

Ma è soprattutto sui suggerimenti utili a risolvere il problema delle “regole non scritte” che ho concentrato il mio interesse.

Nonostante queste difficoltà, del resto del tutto normali nella formazione di gruppi, voglio descrivervi la mia esperienza ad oggi nel M5S di Bg. Lavoro o partecipo in tre diverse realtà politiche che potrei descrivere in questo modo: il gruppo cultura che è un vero e proprio laboratorio di idee e progetti, il gruppo stampa che è un’area di lavoro condivisa, il gruppo dell’Isola che è gruppo di intervento geo-politico.

Tre diverse realtà e in tutte mi sto trovando benissimo: le persone sono collaborative, hanno chiaramente in testa che cos’è un lavoro di gruppo e per fortuna non siamo tutti d’accordo. La caratteristica fondamentale è senz’altro che tutti i partecipanti hanno la convinzione che “uno vale uno se lavora con qualcuno”.

A queste esperienze positive si contrappongono le negative che ho avuto: gruppi senza una precisa idea del “cosa fare”, senza una reale “leadership” (intesa in senso buono),  oppure con una leadership così forte che subito capisci che l’unico ruolo è il galoppino.

Gruppi correggibili con le regole? E quali? Va bene una regola per correggere una tipologia di leadership? Va bene una regola per insegnare come si progetta? No. Facile la risposta: per queste anomalie bastano un po’ di suggerimenti.

Concludendo:  dall’iniziale opposizione alle teorie di chi vuole regole ferree con sanzioni, sono passato ad una parziale accettazione trovando la mediazione formale nel definire che “le regole scritte vanno fatte rispettare utilizzando sanzioni come atto estremo di fronte al pericolo di perdere la coesione che dà forza al gruppo e le regole non scritte necessitano di suggerimenti forti e chiari che indicano percorsi condivisi e indispensabili al raggiungimento del bene comune”.

Franco Ghidini

1 Comment

  1. La questione non è cosi’ semplice e la parola chiave è democrazia reale e regole chiare,perchè come mi è capitato più volte di verificare un singolo che va in certi casi controcorrente rispetto ad un gruppo spesso pur avendo ragione viene emarginato secondo l’antica logica della legge del branco, o da una oligarchia leaderistica .Insomma dipende sempre da come e da chi è formato un gruppo. Esistono anche le dittature di gruppo o di apparato, o di correnti che inevitabilmente si creano all’interno di un gruppo.
    Un gruppo che espelle il dissenso come sta capitano a livello centrale,non è un gruppo coeso e libero, ma un gruppo che fa carta straccia dei valori della libera espressione democratica. C’è poi il problema dei rischio una dittatura del leader fondatore che spesso ha pesantemente eterodiretto e condizionato le scelte dei gruppi.
    L’unico modo per creare davvero dei gruppi funzionanti,produttivi , sta in regole democratiche scritte in modo chiaro , decise prima da tutto il gruppo e non dettate da un leader carismatico e , soprattutto,dal sottoporre le decisioni più importanti alla base attraverso una votazione libera.
    Con questo non si risolvono ovviamente tutti i problemi, ma certo si possono contenere gli aspetti negativi evidenziati nell’articolo.

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